<Il 26 aprile 1985, il procuratore Diego Marmo, parlando di Tortora in aula lo definì «cinico mercante di morte».
Il legale del giornalista chiese di moderare i termini, ottenendo come risposta: «Il suo cliente è diventato deputato con i voti della camorra!», al che Tortora si alzò in piedi dicendo: «È un’indecenza!», e il pm chiese di procedere per oltraggio alla corte>
Silvia Tortora ha vissuto una vita senza giustizia. Iniziò tutto alle 4 di mattina del 17 giugno 1983.
Tortora arrestato ed esibito in manette a reti unificate.
Enzo Tortora è poi morto il 18 maggio del 1988.
Alla stessa età di Silvia. Il dolore può diventare la malattia più letale.
Ti divora, ti distrugge, ti uccide.
Le accuse a Tortora si rivelarono ingiuste.
Così la morte per il dolore provocato dall’ingiustizia diventa ancor più ingiusta.
Silvia ha combattuto tutta la vita. Prima per il padre, poi per ogni padre e madre. Inutilmente.
Nulla è cambiato, se non in peggio. Così la morte diventa ancora più ingiusta.
Tortora non è stato un errore giudiziario.
È stato la prova provata dell’orrore giudiziario.
Come strumento di potere.
È stata la prova che se sei un Magistrato che accusa ingiustamente, che persegue un innocente, che lo incarcera, che lo offende, non paghi per il tuo errore.
Vieni premiato per il tuo errore.
Che quindi non è più errore, ma diritto divino, segno di potenza e di potere.
Status di superiorità. Inattaccata, inattaccabile. Puoi decidere la vita e la morte.
Il Magistrato Marmo ha fatto poi carriera.
I Magistrati Felice di Persia e Lucio Di Pietro, che arrestarono Tortora, hanno fatto poi carriera.
Schiere di magistrati cresciuti alla loro corte, sotto il loro insegnamento, hanno fatto grandi carriere. Sono stati un esempio.
I giornalisti che che fecero da megafoni ai magistrati hanno fatto carriera.
Ed è stata anche quella un prova provata che non ha nessuna importanza la verità della notizia.
Ma la sua enfasi.
Il volume.
Il rumore che fa.
E di colpo sei star!
Grandi guadagni e cotillon.
Silvia ha visto la persecuzione del padre, la morte del padre, la morte di tutto ciò per cui il padre aveva combattuto, di tutto ciò in cui il padre credeva.
La vicenda Tortora non è stato un caso sul quale un Paese è cresciuto.
Non è stato un caso grazie al quale il giusto ha potuto prevalere.
Non è stato un esempio per i giusti. Al contrario. È stato un esempio per gli orrori arrivati dopo.
Gli arresti alle 4 del mattino, l’esibizione delle manette, la santificazione dei Di Persia, dei Di Pietro, poi di altri Di Pietro, poi di altri ancora, poi di molti.
Le carriere dei giornalisti.
La mortificazione della politica, dei parlamenti, la distruzione dei partiti.
Ancora, ancora.
Silvia è morta senza vedere luce.
E ancora una volta, muore ognuno di noi.
Incazzati con noi stessi, per la nostra colpevole impotenza.

Lucio Barani (Segretario Nazionale NPSI)

Di Staff

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