Chi si definisce socialista ma è alleato con i post comunisti del Pd e, addirittura, oggi invoca un’opposizione comune con i grillini, è assolutamente fuori dalla storia e dal tempo. Le istanze socialiste su temi come le riforme, la giustizia, il fisco, il presidenzialismo e il diritto al lavoro – che non può essere confuso o scambiato con uno sfrenato e deleterio assistenzialismo – nulla hanno a che vedere con le idee manettare, stataliste e anacronistiche del Pd e del Movimento 5 Stelle.
Chi sostiene il contrario, non solo rinnegando decenni di battaglie socialiste, ma finanche alleandosi con chi, dagli eredi del Pci a Beppe Grillo, ha contribuito, cavalcato e in parte pilotato il golpe mediatico-giudiziario contro Craxi e il Psi, si radia automaticamente dalla nostra storia e dalla nostra cultura.

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Di Staff

2 pensiero su “Chi vuole alleanza con PD e M5S non può definirsi SOCIALISTA”
  1. “Chi vuole alleanza con PD e M5S non può definirsi SOCIALISTA”.
    Eccellente e giustissima onesta analisi.
    Ma da tempo, da decenni, l’attuale denominato P.S.I. doveva sganciarsi da chi lo ha fatto volontariamente “SCOMPARIRE” dalla scena politica. Hanno e continua a scegliere questa Unità, ora in minoranza al governo. Dove lo porterà? Boh!
    Almeno il Nuovo Partito Socialista è rimasto fedelissimo alla sua linea dottrinale e di umiliazione subìta, per cui chi è “SOCIALISTA” sappia discernere da quale parte convivere.
    Come àuspico anche in altri Commenti, che il NPSI formi un’Alleanza di Centro con ” I Moderati ” e ciascuno con la propria identità, per formare un reale Centro- Destra, perchè onestamente oggi è Destra-Centro, in base alle percentuali e statistiche elettorali.
    Ritornando all’articolo del segretario dr. Barani: ” “Chi vuole (aggiungo io: continuare ad avere) alleanza con PD e M5S non può definirsi SOCIALISTA”, e ripeto il mio Commento: Eccellente e giustissima onesta analisi.

  2. Da IL RIFORMISTA online del 01 Maggio 2023, con il copia ed incolla, inserisco questo articolo del 30 aprile 2023 della dr.a Tiziana Maiolo
    “Oggi è uno statista…Il delitto Craxi, la storia della morte politica di Bettino: 30 anni dopo tutti si stracciano le vesti”.
    Ora si stracciano le vesti. Tutti, i politici di allora e di oggi, gli ex cronisti giudiziari di Milano che brindarono alla sua prima informazione di garanzia, e anche qualche ex pm della procura che gliela aveva inviata. Oggi Bettino Craxi è uno statista, e ha impiegato trent’anni a diventarlo. Ma statista lo era allora, quando era vivo e forte, prima di diventare il “cinghialone”, inseguito da torme di cani feroci che istigarono cittadini spesso inconsapevoli ad assalirlo fino a mettergli i denti nel collo e ucciderlo. Politicamente, giudiziariamente, fisicamente. È stato un delitto, inutile cercare di addolcire con le parole quel che gli hanno fatto, fino a farlo morire esule. Si, esule, come gli antifascisti.
    La famosa sera delle monetine, quella che non ha più padri né madri né sostenitori o simpatizzanti, è stata quella del 30 aprile 1993. Domani saranno passati esattamente trent’anni. È stata la sera in cui i compagni non disdegnarono di manifestare insieme agli ex fascisti del Msi né gli uomini di Almirante di accompagnarsi ai comunisti. Nessuno li fermò, né il segretario del Pds Achille Occhetto, che aveva appena terminato un comizio in piazza Navona, a due passi dalla residenza del segretario socialista all’hotel Raphael, e neanche le forze dell’ordine.
    Tutti assetati di sangue e di ghigliottine, uniti nel gridare “eccolo eccolo!” per indicarlo al boia e alla gogna, e poi assalirlo fisicamente con ogni oggetto contundente fosse a portata di mano. Bettino rimase sconvolto, più che impaurito. E commentò di aver provato per la prima volta sul proprio corpo che cosa fosse lo squadrismo. Dopo, non sarà più Presidente del consiglio e neanche deputato, e neanche alcunché. Esule. Quella sera fu la certificazione della sua morte politica. Che era avvenuta un anno prima, insieme a quella di Francesco Cossiga, il presidente della repubblica prima voluto e poi ripudiato e combattuto dalla sinistra. E, quasi negli stessi giorni, insieme agli assassinii di Falcone e Borsellino. Il maledetto 1992.

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